VANGELO DOMENICA 19 Agosto 2018 - Gv 6, 51-58 Dal Vangelo secondo Giovanni

VANGELO DOMENICA 19 Agosto 2018 - Gv 6, 51-58 Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

 

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».


Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro:

 

«Come può costui darci la sua carne da mangiare?».


Gesù disse loro:

 

«In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Il foglietto San Pietro, voluto dal Consiglio Pastorale e sostenuto, almeno all’inizio, da entusiastiche attestazioni di collaborazione, ha rappresentato per il parroco e il viceparroco ed anche per alcuni fedeli una palestra per aver voce nella comunità e aiutare la stessa a crescere nella comunione. Ho scritto sulla liturgia che purtroppo da alcuni è considerata un fatto privato, sull’evangelizzazione, su come partecipare alla messa, tentando di innovare la preghiera dei fedeli, spazio creativo per gli stessi, sul sacerdozio comune e ministeriale. Piccole cose, ma penso buone per la vita della comunità. In questa domenica, Pasqua della settimana, parlo del parroco che va in pensione. Domanda: un prete può andare in pensione? A livello sociologico certamente sì, lo prevede il nuovo codice di diritto canonico, il pio-benedettino, invece, prevedeva la categoria dell’inamovibilità dall’ufficio. Era affidato alla saggezza del parroco in determinate circostanze rassegnare le dimissioni dall’ufficio. Mons. Salvatore Podo, saggio ed equilibrato preposito della Collegiata, con una lettera indirizzata all’ordinario del luogo, densa di spiritualità sacerdotale ed umana, diede le dimissioni, esempio fulgido per la Chiesa Madre! Che il prete non vada in pensione è ben detto nei documenti conciliari che si riallacciano alla saggia tradizione della Chiesa. Ecco il concetto teologico: Cristo è il missus a Patre, mandato quale maestro, sacerdote e pastore. Il cuore della missione di Gesù è radunare il popolo di Dio, renderlo partecipe della vita del Dio trinitario, santificare con il sacrificio della propria vita e “abbattere il muro di separazione”. Il Concilio nella Lumen Gentium al n. 21 recita che “questa missione si prolunga nella Chiesa per tutto il popolo di Dio”. Lo stesso documento insegna al n. 28 che “i presbiteri sono consacrati per celebrare il culto divino, quali sacerdoti del Nuovo Testamento”. Continua ad essere vero che l’esercizio del ministero ha il suo vertice nella celebrazione dell’Eucarestia “dove agendo nella persona di Cristo e proclamando il suo mistero (i sacerdoti) uniscono le preghiere dei fedeli al sacrificio del loro Capo e nel sacrificio della Messa ripresentano e applicano fino alla venuta del Signore l’unico sacrificio del N.T., quello, vale a dire, di Cristo Signore, il quale una volta per tutte offrì se stesso al Padre quale vittima immacolata”. Il presbitero, associato al sacerdozio di Cristo, non per proprio merito, ma semplicemente per dono; il parroco va in pensione, il sacerdote non va mai in pensione.

                                                                     Don Aldo Santoro