Chiesa Madre (SS. Pietro e Paolo) (sec. XVII - XVIII)

Chiesa Madre (SS. Pietro e Paolo) (sec. XVII - XVIII)

Napoli, 14 dicembre 1874. / Vincenzo Paliotti. 

(2) La chiesa è a tre navate: in quella destra, attualmente, esistono quattro grandi tele, il cui titolo è quello stesso al quale è dedicato il corrispondente altare. Queste sono:l’Assunzione (sec. XVII), l’Addolorata (sec. XIX), le Stimmate di San Francesco (fine sec. XVI)e San Giuseppe (opera del 1879, di R.Maccagnani). Le quattro tele della navata sinistra, sempre partendo dal fondo della chiesa e procedendo verso il presbiterio, sono rispettivamente: la Madonna del Rosario, secondo una iconografia non molto consueta; la Crocifissione di San Pietro (della seconda metà del XVII secolo, del galatinese Pietro Picca, attivo anche a Galàtone); l’Immacolata, rappresentata anche questa in uno dei primi esempi pugliesi di questa tipologia iconografica (1580), e la Vergine del Carmine e delle Anime purganti. Anche sulle due pareti laterali del coro si trovano altre due tele di grandi dimensioni, ad olio, entrambe di scuola napoletana, risalenti alla seconda metà del secolo XVII e collocate in ricca cornice di legno intagliata e dorata: a destra, la Consegna delle chiavi a S.Pietro, e, a sinistra, la Sacra Famiglia

Anche nella sagrestia sono collocate delle pregevoli tele, alcune di grandi dimensioni, ad olio. Una di esse, chiusa in cornice artistica di legno intagliato e dorato, adorna di fregi, festoni, uccelli e teste di serafini dorati su fondo verde, rappresenta la Vergine seduta su un nimbo di nuvole, nell’atto di abbracciare il Bambino che sta in piedi alla sua sinistra e solleva verso l’alto la sua manina, in una ghirlanda di serafini osannanti, e con alcune figure genuflesse, oranti, collocate nella parte inferiore. E’ (m.1x1,25) della seconda metà del secolo XVI, ed è di scuola napoletana. Un’altra tela, identica alla precedente nelle misure, è quella del Redentore: Gesù appare a mezza figura, vestito di una tunica rossa e di un mantello scuro, raffigurato con la destra alzata in atto di benedizione. Possibile attribuzione a scuola romana del ‘700. Ancora un’altra tela sulla Madonna, raffigurante l’ Immacolata e Santi: la Vergine, vestita di bianca tunica e di un manto celeste, è in piedi su un nimbo di nuvole. Intorno a questa figura una festa di cherubini con i simboli della Passione. In primo piano due santi: a sinistra, S. Giovanni Battista, in un manto scarlatto e, a terra, la canna crociata; a destra, S. Giovanni Evangelista, inginocchiato, in tunica azzurra e mantello giallo, nell’atto di scrivere sul Libro. Per questa tela si parla di possibile attribuzione alla bottega di Oronzo Tiso di Lecce (1730-1800). Un’altra tela, soprattutto di maggiore interesse storico, è quella raffigurante l’arcivescovo Stefano Pendinelli, che subì il martirio nella cattedrale di Otranto nel 1480.

Interno della Chiesa prima dei recenti restauri.

Interno della Chiesa dopo i recenti restauri.

I Tarantati e la Cappella di San Paolo di Galatina

I Tarantati e la Cappella di San Paolo di Galatina

La tradizione vuole che San Pietro e Paolo sostarono a Galatina durante il loro viaggio di Evangelizzazione. San Paolo fu ospitato da un galatinese nella propria dimora chiamatasi in seguito Casa di San Paolo. Riconoscente per la calda ospitalità ricevuta il Santo diede al padrone di casa ed ai suoi discendenti il potere di guarire coloro che fossero stati morsi da animali velenosi. Sarebbe bastato far bere l’acqua del pozzo che si trovava all’interno della casa e tracciare il segno della croce sulla ferita.

Dove originariamente c’era la Casa di San Paolo, fu eretta una cappella nella cui sagrestia c’è un pozzo murato contenente l’acqua miracolosa.

La tradizione racconta che i due santi fecero tappa a Galatina durante i loro viaggi di evangelizzazione.

San Pietro, nel viaggio da Otranto a Taranto, fece tappa a Galatina. Si racconta che San Pietro si sia fermato nel podere “Pisanello” in contrada San Vito e qui trovò riposo su una grossa pietra che attualmente viene custodita nella Chiesa Matrice.
Per questo i galatinesi scelsero l’apostolo come protettore e a lui fu dedicata la Chiesa Matrice e la città prese il nome di “San Pietro in Galatina”. Col tempo ritornò poi ad essere Galatina.
L’apostolo Paolo fu ospitato da un religioso galatinese nella propria casa, dove poi venne edificata una cappella oggi chiamata la Chiesetta di San Paolo.

 

In quella casa esisteva un pozzo, (tuttora è possibile trovarne traccia), la cui acqua aveva il potere di guarire quanti venivano morsicati da animali velenosi.  Al feudo di Galatina il santo concesse l’immunità dal veleno dei serpenti e da ogni altro animale velenoso, soprattutto le tarantole. Ogni anno nel giorno della festa le tarantate accorrevano per invocare la guarigione. Chi accompagnava la tarantata attingeva acqua da quel pozzo con un secchio e la dava da bere alla donna che ne bevevo tanta fino a vomitarla tutta nel pozzo dove comparivano serpenti che tentavano di afferrarla. Chiusa l’imboccatura del pozzo con il coperchio il miracolo era compiuto.

 

Agli inizi degli anni cinquanta il pozzo, con ordinanza del sindaco, venne fatto murare per motivi igienici dopo che la falda si era inaridita. Col tempo il rito delle tarantate è andato via via scomparendo.

 

Le tarantate